Tecniche di estrazione del marmo di Carrara

Tecniche di estrazione del marmo di Carrara: Tutto quello che devi sapere

Fin dai tempi antichi le tecniche di estrazione del marmo dalle Alpi Apuane, hanno profondamente condizionato e scolpito il paesaggio appenninico intorno a Carrara. Fino al XVI secolo infatti, le tecniche di sfruttamento dei bacini marmiferi utilizzate sono state direttamente ereditate dai cavatori romani dei primi secoli avanti Cristo, consistenti nell'utilizzo accorto delle sottili fessure che suddividono i diversi strati del marmo. Gli schiavi, grazie a scalpelli metallici e cunei di legno fatti gonfiare con acqua ed infilati nelle crepe naturali, riuscivano agevolmente a separare dalla montagna i blocchi di marmo che venivano poi trasportati a fondo valle. Per il trasporto, in quei tempi, veniva utilizzata la "lizza" (una grossa slitta assicurata con un cavo metallico che scivolava su tronchi lubrificati).

Con l'arrivo degli esplosivi cambiarono radicalmente le procedure di escavazione ed il paesaggio appenninico subì un profondo cambiamento. Sorsero un po' ovunque i caratteristici "ravaneti", formati da grandi accumuli di detriti, che testimoniano i grossi sprechi di marmo prodotti con le esplosioni. Queste colate di scarti sono attraversate dalle ripide "vie di arroccamento" grazie alle quali si possono raggiungere i bacini di estrazione. Poco a poco nacquero le prime attività industriali di lavorazione del marmo con laboratori per il taglio delle lastre e la loro lucidatura. Questi primi agglomerati produttivi si concentrarono soprattutto in fondo valle per sfruttare l'energia idraulica dei fiumi.

Il filo elicoidale utilizzato dalla fine del XIX secolo, per tagliare la pietra rappresentò una vera e propria rivoluzione. Questo cavo metallico, capace di affondare nella pietra, premuto insieme ad una miscela di acqua e sabbia, sostituì quasi completamente gli esplosivi e determinò un altro visibile cambiamento paesaggistico. La montagna non venne più distrutta lasciando cumuli di macerie, ma letteralmente tagliata, incisa con precisione creando paesaggi surreali fatti di immense gradinate, e piane dette "piazzali di cava" dove la pietra viene tagliata e preparata al trasporto. Finita la lunga e travagliata epoca della lizza, dei carri a quattro ruote trainati dai buoi e quella breve della ferrovia marmifera, oggi, le cave sono attrezzate con impianti che consentono l'abbattimento di enormi massi che vengono poi ridotti in blocchi più piccoli ed inviati mediante autocarri alle segherie, ai laboratori, al porto.

Le antiche vie di arroccamento, ormai parte integrante del paesaggio con il loro accidentato zig-zag, sono il mezzo più rapido ed economico per il servizio capillare delle cave. Lungo l'impervio percorso, gli autocarri, costretti a rischiose manovre, vanno e vengono con naturalezza, attraversano la Carriona e passano poi nella città prima di raggiungere le varie destinazioni.

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