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L'antica via
Vandelli,
strada di notevole importanza storica,
poi sostituita dalla moderna e più praticabile Via Giardini, fu
costruita, su commissione del
Duca di Modena Francesco III° d’Este,
dall'
ingegnere
Abate
Domenico Vandelli
nel
1738, per mettere in comunicazione Modena con
Massa,
attraverso il valico appenninico e le
Alpi Apuane.
Partendo da Massa (MS), e percorrendo la via della Bassa Tambura si giunge a
Resceto, da dove ha inizio il sentiero che per
ragioni territoriali, non doveva attraversare lo Stato
Pontificio, il Granducato di Toscana e il Ducato di
Lucca.
Il percorso risentì di questi impedimenti.
La strada, una volta costruita,
risultò bella da vedere ma in verità poco praticabile, soprattutto per il clima
e la neve tipici dell'alta montagna che resero difficile l'attraversamento
della
catena appenninica.
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La gente evitò di transitarvi
anche perchè abitata e infestata dai briganti ed a niente valsero le leggi in
quell' epoca emanate dal Duca per evitarne il declino, che prevedevano la
concessione gratuita di terreni a chi intendeva costruire case e strutture lungo
tutto il percorso.
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L'abbandono della strada, fece
entrare in crisi il Vandelli che per quelle ragioni si uccise. La via Vandelli,
che si dirigeva verso Sasso Tignoso, sopra Sant'Anna Pelago, mantenendosi spesso in quota,
valicava poi l'Alpe di San Pellegrino, Di essa, se ne
può ancora percorrere ed assaporare una porzione ben conservata e
panoramica che attraversa nel suo insieme una serie di componenti ambientali
davvero straordinari.
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Durante il percorso esistono ancora tracce di sentiero che conducono ad
una vecchia miniera di ferro e dopo alcuni
ripidi tornanti selciati si raggiunge la "finestra Vandelli",
evidente intaglio nella roccia creato per
permettere a suo tempo la sosta delle diligenze, oltre il quale si trova
il Rifugio del CAI Nello Conti. Nel
tratto che scende verso la
Garfagnana, è possibile ammirare, durante lo
svuotamento del bacino, il paese sommerso dal
lago di Vagli (Fabbriche di Careggine), che la via Vandelli attraversava,
passando sopra il caratteristico ponte.
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Da
qui la strada proseguiva verso Vagli di Sopra,
per giungere al Passo della Tambura che fu allargato artificialmente con le mine per
farvi passare la Via che scende verso Resceto. In questo tratto si
notano numerosi fori da piro, praticati nei tempi in cui la strada veniva
utilizzata come via di lizza. La rievocazione della lizzatura ha luogo, ogni
anno, proprio qui, a cura dell’Associazione Alta Tambura.
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